Oggi ho parlato con Henri Michaux
“Non mi date per morto, solo perché i giornali avranno annunciato che io non ci sono più. Mi farò più umile di quanto non sia ora. Non potrò farne a meno. Conto su di te, lettore, su di te che mi leggerai, un giorno o l’altro, su di te lettrice. Non lasciarmi da solo tra i morti come un soldato al fronte che non riceve lettere. Sceglimi tra di loro, per la mia grande ansietà e il mio grande desiderio.Parlami allora, te ne prego, ci conto”. (H. Michaux, 21 marzo 1928 – Ecuador, Quodlibet, 2005).
Detto fatto. Mi stiracchio sul divano rosso, mi guardo intorno inutilmente, tanto in casa non c’è nessuno. Mi metto seduta, che non è carino fare una conversazione da sdraiati. Henri, eccomi qua che ti parlo. Però non ho molte buone notizie da darti. Vi aspettavate grandi cose dall’avvenire, e questa attesa del domani era, come dici tu, un sentimento nuovo. Tu, che forse al solito ti eri appena fatto di mescalina, mi chiedi se parliamo con i cani, se abbiamo allargato il mondo. Ebbene, no. Il mondo è chiuso, e i cani continuano ad abbaiare e noi continuiamo a non capirli. Siete stati disperati per un niente, povero Henri: disperati per la mancanza di un futuro che non c’è. Noi che, almeno in questo, abbiamo imparato dal vostro passato, il futuro non lo aspettiamo più. Stiamo facendo il passo del gambero, come dice qualcuno. Ma non è poi così male. Alla fine, è come sempre. Le mattine, i pomeriggi, le notti. Avanti e indietro, su e giù, attraverso il tempo. C’è gente che è felice e c’è gente che non lo è per niente, gente che lavora e gente disoccupata, gente glocalizzata e gente globalizzata, gente che vorrebbe parlare con i cani e gente costretta a parlare con dei cani, tutto qui. E poi c’è gente che parla con gli scrittori morti, seduta su un divano rosso, un mercoledì pomeriggio di sole e vento. E non si è neppure fatta di mescalina.



2 Comments:
:°)
Brain
bel post! :)
kzissou
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