27 settembre 2006

etica e politica

Diciamo subito che il discorso meriterebbe di essere affrontato in maniera molto più competente e approfondita di quanto io non sia in grado di fare, ma mi sono sempre posta questa domanda (che ritorna nel mio cervellino ogni qualvolta si parla di eutanasia, aborto, unioni omosessuali, ecc.). La mia (confusa) posizione è questa: la mia visione politica non può, in nessun modo, essere funzionale alla mia personalissima visione etica del mondo, ma deve essere indirizzata a garantire la salvaguardia di più posizioni etiche possibili (nel rispetto, chiaramente, degli altri e delle più basilari regole della convivenza civile). Un esempio pratico: sono personalmente contro l'aborto, nel senso che io non lo farei e che, se una mia amica volesse farlo e mi chiedesse un consiglio, cercherei di indirizzarla verso questo tipo di scelta. Ma non vorrei mai una legge che vietasse l'aborto, proprio mai, perchè sarebbe fare della mia morale una morale universale cosa che, semplicemente, non è. I problema è questo: non è, la mia, comunque, una posizione etica? Il mio ragionamento non si contraddice da solo? E soprattutto: qual è il limite oltre il quale la libertà di scelta diventa pericolosa? Chi lo stabilisce?

15 Comments:

At 9:26 AM, Anonymous Anonimo said...

Uno stato laico dovrebbe essere quello che garantisce i diritti a tutti, indipendentemente dal loro credo o dalle loro convinzioni politiche ed etiche. Che non fa di una sola etica la 'morale di stato'. Più grave ancora, quando questa etica viene imposta tramite le ingerenze di un altro stato (perché il Vaticano E' un altro stato rispetto all'Italia), senza che la classe politica cosiddetta laica ponga dei limiti ben precisi. Ho il timore che non colgano nemmeno l'essenza del problema (alcuni probabilmente per interesse personale).

 
At 10:02 AM, Blogger Numero 6 said...

L'esempio dell'aborto è comodo, ma non calzante.
Negli USA esiste un emendamento del Bill of Rights dice che esiste il diritto per chiunque di portare armi.
Saresti (saremmo) in grado di accettare che la tua politica salvaguardi una posizione tica simile?

 
At 10:36 AM, Anonymous Anonimo said...

"la libertà finisce dove inizia quella di un altro".
Io penso che l'etica sia un processo di mediazione su questo concetto.
Un arma lede la mia libertà nel momento in cui rende pericoloso il mio mondo.
Certi dubbi etici, alla luce di questo principio, appaiono assurdi.
L'eutanasia è un scelta personale, quale libertà ledo se scelgo di non essere curato?
Le discussioni 'etiche' su questi temi mi sanno di conservatorismo.

 
At 11:13 AM, Blogger Dalele said...

La mia posizione non l'ho mai capita...cioè sono contro l'aborto, l'eutanasia ma non mi sento di battermi perchè queste cose siano precluse a priori. Cioè la legge per l'aborto c'è, ok...non la condivido ma nemmeno vorrei cancellarla.
Però mi trovo spesso a riflettere sul concetto di evoluzione della società: ci si batte e forte per l'aborto, l'eutanasia, le famiglie gay (tanto per non fare riferimenti :P). Ok...però allora uno stato dovrebbe anche essere, o no?, di salvaguardia (lo stato...ma forse è meglio "la società") per chi non invece non vuole "vivere" queste scelte: sostenere chi si trova incinta...in difficoltà e non vuole abortire, chi si trova ad avere un parente in coma vegetativo...e vuole farlo vivere fino all'ultimo, chi forma una famiglia etero. Queste sono tutte cose esistente ma di cui normalmente, imho, non ci si preoccupa.

 
At 12:44 PM, Blogger gaia said...

Brain: premesso che sono d'accordo con te (almeno credo) e che le domande che pongo le pongo appunto perchè non ho una risposta, restando all'esempio dell'aborto (che ha ragione numero 6, è semplicemente il più comodo), c'è un però: se tu fossi assolutamente convinta che l'aborto è equivalente all'omicidio, lo permetteresti? No, nè tu, nè io. Lo bloccheremmo anche legalmente (almeno negli intenti). L'essere più o meno convinti di questa cosa è attualmente arbitrario dal momento che, comunque la sia voglia vedere, la scienza (nè nessun altro) non è in grado di dare una risposta unanime all'istante esatto in cui inizia la vita e in cui, soprattutto, si può parlare di "persona". Il Vaticano di per sè può dire quello che vuole, se i politici gli vanno dietro è perchè, giusto o sbagliato che sia, sanno che la morale cattolica coincide con la morale di molti italiani (siamo sempre lì...)
Numero 6: hai ragione, ma quello che non trovo è un principio base al quale appellarmi con una certa coerenza. Mi sembra tanto il discorso dell'uovo e la gallina, e io non so uscirne.
Gerry: di fondo, hai ragione. Ma ammettere l'eutanasia equivale ad ammettere che una legge può regolamentare la vita e la morte di una persona. E' diverso da dire "mi suicido". In questo caso è lo stato che decide che puoi essere ucciso: qui sta il problema etico. E' possibile non curarsene, come dici tu (ed effettivamente è quello che faccio anch'io), però il nocciolo della questione è che, se la mia libertà finisce dove inizia quella di un altro, c'è il rischio che non finisca più, o che finisca subito (non so se "mi sono capita"!)
Dalele: felice che tu sia più incasinato di me :-)

 
At 1:47 PM, Anonymous Anonimo said...

mi sei capita, tu dici che il concetto di libertà che ho espresso rischierebbe di aprire alcune porte tipo quelle del suicidio, che in fondo rientrerebbero nelle scelte personali.

 
At 1:49 PM, Anonymous Anonimo said...

@dale: ipse dixit?
http://www.youtube.com/watch?v=DXVTiaSoBug

 
At 3:36 PM, Anonymous Anonimo said...

E' vero la nostra libertà finisce dove comincia quella deglia altri. Non c'è un confine scritto C'è pero il rispetto per gli altri, le opinioni degli altri. in quanto all'aborto personalmente credo che non avrei mai avrei potuto fare un aborto terapeutico, ma mai e poi mai mi sognerei di impedire che altri possano fare le scelte che vogliono,
E cosi per il divorzio e anche l'eutanasia quando chi la chiede è in grado di decidere per se. Mai altri che la scelgano per me.

 
At 7:52 PM, Blogger Gilthas said...

"Uno stato laico dovrebbe essere quello che garantisce i diritti a tutti", giusto, ma come, in pratica? IMHO permettendo ai cittadini la scelta.
La libertà di scegliere se vivere o morire.
La libertà di scegliere se sposarsi, non sposarsi, pacsarsi - con chi si vuole.
La libertà di scegliere se abortire o garantire al proprio figlio una vita decente, anche nel caso non si voglia riconoscerlo.
La libertà di scegliere se accedere ad una fecondazione assistita che non sia punitiva nei confronti della donna o farlo secondo le indicazioni del proprio credo religioso.
È chiaro che in questa visione svolgono un ruolo essenziale l'educazone e la sanzione - concetti forse fantascientifici per una mentalità assistenzialista-caritatevole-volemose bbene come quella italiana. È vero che lo Stato ha l'obbligo di salvaguardare i propri cittadini, ma questo non deve significare considerarli come se fossero dei bambini di 4 anni. Lo Stato deve fare in modo che i propri cittadini siano in grado di esercitare il proprio diritto di scelta in maniera consapevole, consapevole delle responsabilità che qualsiasi scelta comporta. Responsabilità che in casi estremi porta all'applicazione della sanzione. Ti sei schiantato in auto ubriaco fradicio e hai bisogno di 6 mesi di fisioterapia? Te la paghi tu di tasca tua. Perché hai avuto la libertà di scegliere se ubriacarti e metterti al volante oppure no, e ti sei preso le tue responsabilità - ho fatto l'esempio dell'alcol, perché è già libera la vendita, e nessuno vorrebbe proibirla, si spera.
Ora come ora in Italia molte di queste scelte sono impossibili per la dittatura etica di un'unica parte, che non ha alcuna intenzione di dialogare. Una parte che non si basa su principi scientifici, quindi condivisibili in quanto razionali e ragionevoli - se domani qualcuno mi dimostrasse che il feto è un individuo cambierei idea sull'aborto - ma su una verità rivelata indimostrabile e perciò esente dall'onere della prova. E questo è assurdo, pericoloso, integralista, qualitativamente indistinguibile da uno stato teocratico.

 
At 8:53 PM, Blogger gaia said...

Gil: non so. A parte che sull'aborto non mi trovi d'accordo, perché é vero che l'equivalenza feto-persona non è scientificamente dimostrabile, ma non è scientificamente dimostrabile neanche il suo contrario al momento. Del resto, una "dittatura" della scienza, che potesse spiegarmi tutto anche della vita, della morte e magari dell'amore (così, riferimento a Dylan Dog :-PP), mi farebbe rabbrividire. Ma non è questo il punto. Il punto è che in nome della libertà che non lede (fisicamente) l'altro io allora dovrei poter girare con un burqa, farmi infibulare se per qualche delirio religioso la cosa mi sembrasse opportuna, girare con una svastica tatuata in fronte, inneggiare a Bin Laden su una pubblica piazza, fare pipì per strada, spararmi una pera in ufficio, e via dicendo.
Soprattutto, in nome della libertà di scelta, chiunque può dire quello che vuole, Chiesa (anzi direi: ChiesE) compresa.
Altro punto interessante che tocchi tu è questo: parli molto di responsabilità ecc. Lo stato, a livello culturale-educativo, è in grado di garantire a tutti un'educazione tale da poterci far crescere come individui pienamente consapevoli delle nostre possibilità, dei nostri condizionamenti, delle nostre scelte? La drammatica risposta, al momento, è no. Finchè non ci sarà questo, sarà impossibile far coincidere etica e politica, e bisognerà continuare a valutare volta per volta, caso per caso. Però così è un casino, e io non ci capisco niente. Poi, sono le 20.46, e ho sonnissimo.
:-*

 
At 9:35 PM, Blogger Gilthas said...

Aborto: ma infatti io voglio che ci sia la libertà di scelta secondo coscienza. Il problema è che la chiesa vorrebbe imporre a tutti la sua, di coscienza.
Girare con un burqa: certo.
Infibulazione: assolutamente sì. Poi, è ovvio che sono contrario all'infibulazione, ma solo perché viene imposta a delle bambine che non sono in grado di effettuare una scelta consapevole.
Svastica: idem come sopra. Il problema non sono i simboli, il problema è se viene applicato il pensiero criminale che c'è dietro ai simboli.
Bin Laden: e perché no?
Pipì per strada: no, perché rovini un bene pubblico.
Pera in ufficio: quante ne vuoi, basta che non ti lamenti se vieni licenziata se poi non sei in grado di svolgere il tuo lavoro.
La Chiesa - chiunque - può dire quello che vuole, ovvio. Il problema è che la chiesa non ammette il contraddittorio, convinta com'è di essere in possesso dell'unica verità possibile.
Io non voglio far coincidere etica e politica, io voglio che la politica consenta al maggior numero di etiche di coesistere. Se a te fa paura la dittatura della scienza, a me fa paura uno stato etico.

 
At 8:55 AM, Blogger gaia said...

Gilthino... ma che fatica mi fai fare!! ;-PPP A parte che io no, non sono d'accordo con il burqa, l'infibulazione anche se scelta ecc., ma discutere il perchè qui si farebbe troppo lunga, faccio prima a dirti che la MIA pipì non rovina un bel niente :-P, sul resto poi, nella pratica dei fatti, sono d'accordo con te. E' sulla teoria che non sono d'accordo. Intanto per la questione Chiesa, che comunque non è quella centrale nel mio discorso. Tu dici: "Il problema è che la chiesa vorrebbe imporre a tutti la sua, di coscienza". Bè, la Chiesa DEVE tentare di convincere tutti che la sua, di coscienza, è quella giusta. E' il suo scopo, è il suo fine, è il senso della sua vocazione missionaria. Quello che NON può fare è imporlo con delle leggi, infatti non ha alcun potere legislativo. Se poi tale potere, di riffa o di raffa, gli viene dato perchè la politica, per cinico calcolo accaparra-voto, la corteggia, bè, lasciami dire che questo è un problema politico, non religioso. Se tu avessi la stessa forza mediatica che ne so, della CEI, "predicheresti" la tua visione libertaria cercando di convincere più persone possibili a seguirla... e saresti un pazzo a non farlo. Se la gente, e anzi i partiti, ti vengono dietro, vuol dire che non sanno opporre alla tua idea un'altra idea. Non so se mi spiego. Che piaccia o no, le tematiche della vita e della famiglia sono i pilastri del pensiero cattolico. Sarebbe come dire a un comunista di smetterla di difendere i lavoratori, perchè se no non abbraccia anche le posizioni dei "padroni"... risposta: e chi se ne frega!
Ma comunque, la mia questione di fondo era questa: sono d'accordo con te quando scrivi "io voglio che la politica consenta al maggior numero di etiche di coesistere". Questo è quello che cerco di fare anch'io. Ma il mio pippone, che era di natura pippenoscamente filosofica, è questo: tale posizione, non è comunque una poszione etica? Che l'etica, perdindirindina, non è mica solo quella cristiana! Lo è o non lo è? Io, a volte, temo che lo sia, e che si tratti solo di opporre un'etica all'altra. Il concetto di libertà è assai variabile, quello che io e te chiamiamo libertà, per altri sono solo catene. Questa è l'incasinata verità (che secondo me non ha soluzione, e quindi non mi resta che arrancare sulle mie solite posizioni che poi sono le stesse tue, ci tengo a sottolinearlo! Ma il dubbio, ogni tanto, mi viene). Infine: a me fa paura la dittatura della scienza, ma mi fa paura anche la dittatura di UN'etica (qualunque essa sia). Ogni tanto, penso che sia proprio lo stato a farmi paura...
Baci.

 
At 5:19 PM, Anonymous Anonimo said...

Se poi tale potere, di riffa o di raffa, gli viene dato perchè la politica, per cinico calcolo accaparra-voto, la corteggia, bè, lasciami dire che questo è un problema politico, non religioso
Assolutamente d'accordo.

Ogni tanto, penso che sia proprio lo stato a farmi paura...
Anarchica! ;-)

 
At 7:09 PM, Blogger Gilthas said...

La chiesa non tenta di convincere, la chiesa tenta di imporre, che è diverso. Ma questo è insito nella sua stessa natura, come dici tu: mentre uno scienziato cerca di farti capire il perché, la chiesa ti dice "è così", basandosi su dei libri ammuffiti scritti chissà quando, chissà da chi e tradotti e ritradotti chissà come. Ma la mia posizione sulla chiesa è nota e non tedierò ulteriormente lettori e proprietaria del blog ;-P
Per quanto riguarda l'argomento del post, ovvero la domanda filosofica sul rapporto tra etica e politica, ti dico: benvenuta nel relativismo, baby! Qualcuno - a caso - ritiene che sia la più grande delle iatture (perché mette in pericolo il suo potere costituito su una visione univoca del mondo), io penso che sia una grande ed entusiasmante sfida. Augh!

 
At 5:30 PM, Blogger gaia said...

Caro mio, quei libri li ha scritti qualcuno di così in alto che neanche te lo immagini. Certo anche lui ogni tanto ceffa, tipo che è riuscio a fare evolvere un povero, piccolo, tenero feto indifeso in un orrore come te
:-PPPPPPPPPPPPPP (tanto lo sai che ti voglio bene lo stesso, e anche tu ammia, gne gne).
Il relativismo estremo e l'universalismo integralista sono due mostruosità dello stesso tenore. Questo non te lo dice la Chiesa, te lo dice qualunque antropologo (in testa il "mio" Todorov).
Bacetti (di Giuda ;-P) :-*******
g.
p.s. E COMUNQUE non mi hai risolto il problema della pipì per strada, che era quello che mi premeva di più

 

Posta un commento

<< Home