24 agosto 2006

don Gallo

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Caro don Gianni, l'accoglienza è un incontro tra persone
don andrea gallo

Gli sbarchi tragici di Lampedusa ci sbattono in faccia il problema "migrazione" nella sua tremenda drammaticità. L'Europa latitante è sempre più confusa. In questi ultimi anni il Continente si è eretto a Fortezza. Non c'è coordinamento tra gli Stati membri e le legislazioni zoppicano. Ci vogliono idee chiare, si invoca da più parti. Chi le ha le idee chiare? Speravo di trovarle nell'articolo di don Baget del Secolo XIX di martedì scorso. Nessuna proposta concreta, se non per attaccare, in forma ormai monotona e stanca, la borghesia radical-socialista, la cultura dominante (quale?), i radical-chic e la sinistra post marxista e post cattolica. Don Baget esprime compassione per don Michele di Prè e per i tanti preti impegnati pastoralmente e detesta gli abitanti dei quartieri alti. Nell'ombra il Questore di Genova, che fa da comparsa. Don Gianni dimentica che la legge Bossi-Fini doveva risolvere la migrazione straniera. Parlando dello spaccio nei vicoli, il governo di centro-destra ha approvato frettolosamente la legge Fini-Giovanardi a febbraio. Con quali risultati?Se la "compassione", come è intesa da don Baget, inquina la verità, l'articolo in questione non aiuta l'opinione pubblica sconcertata dai vari eventi dolorosi. Anzi, favorisce la xenofobia, il razzismo, lo scontro di civiltà e di religione. Dando rilievo, inoltre, a gravi fatti delittuosi, come l'uccisione della ragazza pachistana o il delitto in chiesa (l'omicida è cattolico), non si può che assecondare concezioni discutibili, pregiudizi, allarmismi esagerati.È davvero originale, per don Baget, l'interpretazione della "compassione". Non significa, etimologicamente, "patire con"? L'altro, il clandestino, l'errante, quelli che "non hanno né arte né parte", non appartengono forse alla famiglia umana? Non credo, per la stima che nutro nei confronti di don Gianni, si possa liquidare in quattro righe il pensiero profondo del filosofo ebreo Emmanuel Levinas e la preparazione biblica del monaco Enzo Bianchi, priore del monastero di Bose.Care amiche, amici, compagne e compagni di qualunque quartiere, dobbiamo avere il coraggio, con tanta umiltà, di riconoscere i nostri ritardi. La prima proposta per la migrazione è del '90, con la firma del ministro Claudio Martelli. Non è mai stata finanziata con a seguire i reiterati decreti del presidente del Consiglio Lamberto Dini. Siamo davanti ad un fallimento, come dice giustamente Saverio Vertone, di tutte le forme fin qui sperimentate, compresa la legge Turco-Napolitano del '98.Anche in Francia fa acqua il tentativo di assimilazione, i ghetti in Germania, il multiculturalismo inglese, senza salvare l'integrazione nordamericana, che si trascina i suoi secoli di schiavismo, una guerra civile, il lungo muro attuale con il confine del Messico e la segregazione carceraria di oltre 2 milioni di persone.Caro don Gianni, di fronte ad un evento globale e inarrestabile, è indispensabile riflettere, ponderare e agire. Non è in pericolo la nostra identità, non c'è l'invasione, la testimonianza cristiana non può essere cancellata da nessuno. Con buona volontà è possibile attrezzarsi per gestire la migrazione il più umanamente possibile. È una priorità per l'Unione Europea, non dimenticando i Paesi dell'Est. La paura, il panico dell'occupazione religiosa islamica, non ha alcun fondamento. A Genova la comunità ecuadoriana, cristiana e cattolica, supera le 30.000 presenze. I sofisticati e ironici distinguo sulle ragioni dell'altro non aiutano la cultura dell'accoglienza. Dobbiamo incontrarci come "Persone". È un'impresa ardua e difficile. Il segreto per superare il conflitto reale sta nel raggiungere l'incontro, l'accoglienza reciproca, nell'affermare fermamente i doveri e i diritti per tutti. Riconoscere il valore dell'altro, come persona, non implica alcun cedimento. Riuscire a stimolare i parlamentari italiani ed europei per una legislazione nuova, con l'apertura al dialogo nel Mediterraneo, per un monitoraggio concordato alle frontiere e per una fattiva cooperazione internazionale.Quale città vogliamo? La polis greca, chiusa? O la civitas romana che è per sua natura augescen, cioè in crescita? Cominciamo ad ammettere chiaramente che gli stranieri in Italia sono una forte risorsa, indispensabile per tutta la nostra produzione e per servizi di assistenza. Se è vero questo, vorremmo città che crescono militarmente? La città conoscerà conflitti, contraddizioni, perché non sarà mai l'Eden. Una città dell'Uomo e non del diavolo, direbbe Sant'Agostino.Con nuove leggi le Regioni, le Province, i Comuni, la struttura sociosanitaria, la Croce Rossa italiana, le Forze dell'ordine, la Caritas, le Associazioni, le Cooperative sociali, il Volontariato, la Scuola, il Sindacato potranno governare con intelligenza questi processi. Dobbiamo saper coniugare globale e locale, qualunque locale oggi inserito in una cosmopoli con problemi anche di carattere giuridico.Chi si sente di cambiare forma mentis? Non chiediamo sempre risposte, dobbiamo pur rispondere della nostra città. A tutti i lettori vorrei dedicare una frase di Fabrizio De André: «Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria, con il suo marchio speciale di speciale disperazione, (...) è appena giusto che la fortuna lo aiuti».

6 Comments:

At 2:55 PM, Anonymous Anonimo said...

Dobbiamo incontrarci come "Persone"
Mi torna sempre in mente Aime e il suo "Eccessi di culture"....

 
At 5:33 PM, Anonymous Anonimo said...

Lo scontro tra i due "Don" ha qualcosa di sublime. Mi sfugge la solidarietà espressa da "Budget" Bozzo ai preti dei vicoli. Lui che li scruta così dall'alto.
Però, Don Andrea, secondo me, sbaglia su un punto. Il problema non lo si può affrontare solo dal basso, dalla scelta sul tipo di "civitas" che preferiamo, dalla testimonianza umana e com-passionevole. Come non basta più solo una legislazione nazionale o mediterranea.
Questo snodo epocale, come tanti altri lo si può risolvere in un modo soltanto: la nascita di un NUOVO GOVERNO mondiale. Con parlamento, competenze, analisi, progetti e - sopratutto - facoltà legislativa.
Utopia?
Lo erano anche gli Stati Uniti. Per non parlare dell'Europa post-guerra mondiale.
A ben guardarla, la realtà in cui viviamo - dal Libano, all'Iraq, al problema energetico, all'acqua, all'Africa, agli sconquassi ambientali - tutto congiura perchè si ritorni al più presto a questa parola d'ordine. Quella di Enrico Berlinguer, di Padre Balducci.

Mi stupisco di sentirla così poco nell'agenda delle persone illuminate.
Come se si fosse persa la capacità di volare alto.

Ben più in alto di Don Gianni.

Ciao, Gaie'!

 
At 6:10 PM, Blogger gaia said...

LOOOO!!!!!!! Tu quoque :-))) non ci posso credere! mi rianimo e poi ti commento :)

 
At 8:17 PM, Anonymous Anonimo said...

Prima di rianimarti del tutto, vieni a leggere da me. Perfettamente in tema!

 
At 5:18 PM, Anonymous Anonimo said...

Certo don Gianni al confronto con Baget Bozzo è una cima.
Ma con me dice Lorenzo noi nel nostro piccolo possiamo fare piccole importanti cose.
Ma leggi o direttive uguali, non dico di tutto il mondo come sarebbe giusto, ma almeno di tutta l'Europa sarebbero auspicabili al più presto.

 
At 4:04 PM, Blogger gaia said...

Lo: fatto.
Andatevelo a leggere qui http://scorpion.splinder.com/, merita davvero.
I voli, ahimè, tendono a essere sempre più rasoterra... eppure.. qualcosa è sempre in circolo!

 

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